giovedì 3 luglio 2008

Avviso ai lettori: vado in ferie



In fin dei conti che differenza c’è tra un tamarro tronista da discoteca e un raffinato blogger dagli aneliti pseudo-letterari?
Ve lo dico io: nessuna, a parte qualche accento messo fuori posto e diversi centimetri di circonferenza toracica. Entrambi schiavi del narcisismo e della vanagloria, dispongono di una assai ridotta contezza del pudore, pascendosi compiaciuti della propria immagine e dell’atto di farne dono agli altri.

Il tenebroso figaccione che vedete posare con aria marpiona e forse anche un po’ impunita ai giardinetti pubblici (per gli andriesi alla lettura specifico trattarsi di Santa Maria Vetere, nell’immaginario cittadino rifugio estremo degli anziani ammalati e indigenti) altri non è che l’autore del presente blog.
Per la cronaca, la foto è stata scattata lo scorso inverno dall'ottimo Wasted Time, il quale tra le innumerevoli risorse annovera anche l'hobby della fotografia.
Ho deciso di farvi questo inopinato regalo essendo giunta anche per me l’ora di partire per le sospirate vacanze, e impreziosire la pagina principale del blog col mio immodesto faccione per ciò che resta della stagione estiva mi sembrava il minimo che potessi fare per voi affezionati visitatori, che tanto avete penato insieme a me, sinceramente e incondizionatamente, per le sorti del mio colon.

Grazie all’intercessione del mio amico “Pinùcc’ u bzùck” (letteralmente: Giuseppe il pio) compierò un giro turistico-religioso della durata di due-mesi-due a bordo di un torpedone di proprietà della parrocchia di Santa Maria Vetere, che toccherà, tra le altre destinazioni, le santissime città di Loreto, Lourdes e Fatima, passando per un pellegrinaggio da compiere rigorosamente a piedi da Roncisvalle fino a Santiago de Compostela.
Se non fosse stato per la prospettiva allettante di abbordare qualche compagna di viaggio in stato di single (u bzùck mi ha confidato che tra le partecipanti alla gita ci saranno parecchie octuagenarie vedove non del tutto inconsolabili), avrei senz’altro rifiutato l’invito, ma si sa che l’ormone batte cassa anche a 40 gradi all'ombra.

Perciò, arrivederci a Settembre.
Ovviamente ho già provvidenzialmente preparato un kit completo di emollienti sintetici che vanno dal Dulcolax alla Magnesia San Pellegrino, alle Fave di Fuca, passando per l'Imodium nell'eventualità di eccesso contrario.

Colgo l’occasione per salutare con affetto tutti gli aficionados, raccomandandomi che in mia assenza si faccia i bravi.
Nel frattempo, se volete, potete lasciare un commento al presente post come fosse una segreteria telefonica. Procurerò di leggervi a tempo debito.

Un caro saluto in primis va alle Thelma e Louise delle Puglie, Dyo e Mary, alias Frammentidivita (ci tengo a precisare che delle due Louise sarebbe Dyo e Thelma Mary);
un caloroso arrisentirci anche per il mitico Jean Du Yacht, e gli altrettanto geniali compagni di merende Haemo Royds e Visir (Visì, non ho ancora capito se Ella risiede pure a Genova);
raccomando alla talentuosa Lavinia di non oltrepassare mai certi limiti, almeno in mia assenza (non vorrei perdermi la visione in diretta di certe grazie);
saluti al saggio Evergreen, e al matematico Under, ai superichiesti Baol e Digito, al simpatico cane sciolto Apocalisse, e da ultimo (ma non da ultimi) i miei concittadini Presveva e Salvatore, con la new entry di Leenj.
Vi abbraccio tutti. Spero di non aver dimenticato nessuno.

A presto. E che la forza sia con voi.

martedì 1 luglio 2008

Acqua

C’è un antico proverbio della mia città che recita così:

L’acqua che non ha fatto in cielo sta”.

Il suo significato è chiaro.
Al di là del campo prettamente meteorologico entro cui è limitato in senso letterale, se qualcosa si fa attendere non è detto che sia morto o scomparso per sempre. Tutto resta sospeso a uno stato per così dire “latente” prima di manifestarsi in tutto il suo fulgore.
Così per l’uomo calmo e tranquillo arriverà il giorno in cui qualcuno gli farà perdere le staffe; la ragazza virtuosa e morigerata, una volta scoperta la sua femminilità, finirà per trasformarsi in una pantera del sesso; la sudditanza del popolo sfruttato per secoli da dittatori e regnanti senza scrupoli scoppierà prima o poi nella rivoluzione.
Ecco dunque che l’acqua, portatrice di vita e fecondità, Grande Madre del genere umano, può assumere le forme più diverse, materiali e spirituali, per esprimere il medesimo concetto.

Due giorni fa ero in pena per aver fatto poco. Ora sono esultante per essermi svuotato del tutto.
Finalmente posso scorazzare libero e felice su e giù per il corridoio di casa.
Dopo aver tirato l’acqua.

sabato 28 giugno 2008

Il Papa ha fatto pochino

Sarà risuonato sordo come l’eco di una campana nei timpani del legittimo destinatario.

Il Papa ha fatto pochino”…

Così il povero Aldo Moro liquidò in una delle ultime lettere dalla prigionia il ruolo ricoperto dal Sommo Pontefice nel corso della sua tragica vicenda personale.
E non ci sarebbe stata frase più letale da infliggere a un cuore sensibile, giacché per un genitore che voglia dare una lezione memorabile al figliolo discolo certi silenziosi sguardi feriscono più di mille contumelie, più di solenni schiaffoni e sferzate con la cintura.
Se c’è una cosa che all’uomo veramente ripugna, fin dalla più tenera età, quella è la mediocrità: e non v’è dubbio che l’indifferenza faccia male più dell’odio, l’anonimato più dell’infamia, l’ignavia più del vizio.

Stamattina sono andato al bagno, dopo settimane di astinenza. M’aspettavo di produrre proporzionalmente al periodo di inattività, ma al termine della prova mi son reso conto, mio malgrado, d’aver deluso miseramente le mie stesse aspettative.
Ho fatto pochino.
Mezzo sciacquone e via. A conti fatti un fallimento totale.
La capacità ce l’avevo, ma ho reso la metà.
Sarebbe stato meglio non andarci affatto.

giovedì 26 giugno 2008

Elogio del ventaglio (invectiva contra conditionatores)

Non so da voi, ma qui si boccheggia. Andria è ormai una fornace.
L’inizio dell’estate marca profondamente le differenze sociali e generazionali. E’ in questo periodo che la gioventù scatena la danza degli ormoni, mentre gli ultrasessantacinquenni cominciano a cacarsi sotto (dico in senso figurato e non letterale, per ora) dalla paura di tirare le cuoia.
I ricchi sono già sui panfili, i poveri schiattano tra le mura di casa (mi si passi per una volta il manicheismo vetero-rivoluzionario).
Da buon anziano facente parte del negletto ceto del sottoproletariato urbano, per il prossimo trimestre non aspiro ad altro che alla salvezza (come dicono i presidenti delle squadre cenerentola di serie A), avendomi per altro gli ormoni già da tempo preceduto nell’estremo viaggio che porta al riposo eterno.

Sa fosse solo così, sarei in braccio al pascià.

Ma dacché l’ingiustizia sociale è connaturata all’evoluzione delle tecniche, ed essendo la presente un’era fortemente e fottutamente (mi si passi il turpiloquio giovanilista) evoluta da questo punto di vista, a chi striscia per terra non tocca solo mangiare la polvere ma anche prendersi le pedate di chi cammina. Che è come dire “chi ti sta dietro è pure costretto ad annusare le tue scoregge”.

Cornuti e mazziati, per farla breve.

I condizionatori d’aria sono una metafora dell’ingiustizia sociale. Non mi riferisco alla questione del loro danno ambientale nei termini del consumo energetico (che pure non sarebbe da trascurare), ma alla loro logica di funzionamento. Si sa che in natura nulla si crea e nulla si distrugge. Essi infatti non “creano” frescura, semmai la sottraggono all’uso comune. I condizionatori immettono aria fresca ed espellono aria calda, con la conseguenza di aumentare la temperatura sulle strade,
per un’incidenza del tutto trascurabile nell’insieme, si direbbe, ma a patto di non prendere in considerazione le distanze.
Mi spiego.
L’edificio in cui abito si affaccia per un lato su una strada grande, per l’altro su uno stretto vicolo nel quale compaiono in successione soltanto retri di negozi e abitazioni, ciascuno dotato del suo bel condizionatore d’ordinanza. Tutti insieme, come un feroce esercito di draghi, mi sputano addosso vampate di una tale intensità da costringermi a chiudere tutti i vetri e rinunciare così alle democratiche correnti d’aria.
Risultato: sto passando lentamente dallo stato solido a quello gassoso, senza attraversare il fisiologico stato di decomposizione.
Con buona pace dei vermi.

lunedì 23 giugno 2008

Natura premit

Il sole è alto all’orizzonte,
le pelli luccicano di voluttà e sudore,
la sera sa di fresco e di spassi,
le brezze ti baciano alle spalle,
la comitiva sotto casa monta puntuale,
le grida e il rombo di motorini anche,
la vita reclama il suo esserci,
l’amore attende il suo turno,
il mio intestino langue…

sabato 21 giugno 2008

Segnali di fumo

E’ il passatempo da depressi cronici che prediligo: disteso sul divano per ore guardo nuvole nere passare una dopo l’altra sotto il soffitto, e mi diverto ad associare a ciascuna forma un oggetto o un animale di mia conoscenza.
Finora non m’è venuto in mente niente.
Faccio questo gioco da decenni.

Augh!…

giovedì 19 giugno 2008

Mutatis mutandis (trad: cambiatevi le mutande!)

Quando un uomo cambia la veste grafica del blog, in genere vuol dire che ci sono dei grandi cambiamenti in atto nella sua vita.
E' un po' come quando le donne cambiano radicalmente acconciatura e colore dei capelli. Nella maggior parte dei casi ciò costituisce il preludio a una nuova presa di coscienza, e ad azioni audaci ed eclatanti, quale per esempio mandare a quel paese il fidanzato storico e gettarsi tra le braccia di uno stallone con dieci anni di meno.
Da qualche tempo sento un rinnovato vigore nelle membra, che fa da traino a una insperata rinascita spirituale. Riesco a fare sforzi muscolari di una certa entità e per ben due volte mi sono svegliato al mattino nel pieno di una prospera, vibrante, adolescenziale erezione.

Ora aspetto solo di evacuare.
Ogni cosa a suo tempo.

lunedì 16 giugno 2008

I'm an alien, I'm a legal alien

E’ difficile che un appassionato di calcio comprenda il piacere sottile di passeggiare per le strade della città durante una partita ufficiale dell’Italia nella stessa misura di un uomo cui di calcio non frega una mazza.
Una volta ho provato a farmi quattro passi per il centro di Andria alla controra del giorno di Ferragosto. Dire di entrare in un quadro di De Chirico non rende l’idea. E’ un’esperienza molto più che metafisica, direi quasi mistica. Ricordo che in una decina di chilometri di cammino, raccolti tutti nel centro per quasi due ore, incrociai una sola persona impegnata nel mio stesso singolare passatempo: si trattava di un insospettabile, che nella vita faceva l’impiegato di banca e mi era sempre sembrato socialmente molto inserito.
Le persone non sono mai come sembrano.

Uscire durante le partite dell’Italia ha un sapore diverso, perché sai che la città non è affatto vuota, ma brulica negli interni, nei soggiorni delle case, dove parenti e amici si riuniscono, nei bar, per riassaporare la tradizione degli anni 50, nei locali delle associazioni, dove vengono impiantati maxischermi, e nei luoghi di lavoro, dove ognuno cerca di fare i salti mortali per fare insieme le due cose.

Per la prossima partita dell’Italia ho proposto a Wasted Time di fare una capatina sul lungomare di Trani allo scopo non diretto di insidiare le ragazze lasciate sole dai fidanzati, ma l’idea per la verità non sembra entusiasmarlo troppo.
Mi sa che resterò a casa.

Ai quarti di finale di Francia – Italia del ’98 ero a Bari. Prendevo le misure di via Sparano e Corso Vittorio Emanuele. Mi sedevo sulle panchine, fissavo le fontane. Ogni tanto boati improvvisi squarciavano il silenzio e il corso dei miei pensieri. Un barbone mi guarda. Accenno un saluto. Sulla panchina una bottiglia di Peroni vuota. Mi accorgo del fruscio delle foglie degli alberi mentre l’asfalto fuma. Mi addormento.
Mi sveglio mezz’ora dopo. Non ci sono le auto in festa. l’Italia ha perso. Non vedo più il mio borsello. Forse se l’è fregato il barbone.

sabato 14 giugno 2008

Mezzo pubblico per uso privato

Mi rivolgo a te, insolente sbarbatello di provincia che hai disegnato un genitale maschile stilizzato sulla MIA panchina di Piazza Catuma, proprio nel punto in cui vado a sedermi tutti i giorni dalle 19.20 alle 19.25.
So che sai che sono un blogger, e so che ne conosci l’indirizzo.
Sappi che non cambierò posto per causa tua, in barba ad ogni eventuale simbologia sottesa alla tua inutile bravata da teppistello di provincia.

Ti sei fatto il ritratto, caro mio. Ed è anche parecchio somigliante.
Sai dove puoi ficcartelo quel pennarello nero?!?
Immagino di sì, e non credo sarà la prima volta.
Piccolo screanzato di un imbrattatore. Quelli come te dovrebbero stare rinchiusi nel riformatorio, altro che andare in giro a sfottere i vecchi. Ti prenderei a bastonate sulla testa, diavolo di un figlio di buona donna!
Ah, se solo fossi tuo nonno!!!….

mercoledì 11 giugno 2008

Cubi di Rubik e altri rompicapi

Stamattina, come si dice dalle mie parti, sono andato a sfruscio.
In altre parole ho fatto diarrea.
Non riesco a capire da cosa possa essere dipeso. Forse un'infezione.
Riporto qui di seguito il menù consumato negli ultimi tre giorni:

8) brodino vegetale e petto di pollo (mezzodì)
brodino di dado (sera);

9) brodino vegetale e patate lesse (mezzodì)
brodino di dado (sera);

10) brodino vegetale e uovo sodo (mezzodì)
brodino di dado (sera).

Orbene, cosa può avermi fatto male? Ho riflettuto tutto il tempo, e ancora non riesco a venirne a capo...