giovedì 27 novembre 2008

L'insostenibile zavorra del plausibile


Immaginate di essere dei superfrustati con una vita che fa schifo.
Immaginate di soffrire anche d'insonnia.
Immaginate che in una delle vostre notti insonni, anziché rincoglionire con lo sguardo fisso rivolto al soffitto, decidiate di prendere l'auto per mettervi a girare come cazzoni tra le strade deserte della città, salutando metronotte e alcolizzati.
A un certo punto, mentre siete a motore spento sulla via del rincoglionimento, con lo sguardo fisso rivolto alla strada, surrogato del soffitto...
PUMMM!!!...
Una biondazza di quelle che manco vi sognate casca a peso morto sul cofano della vostra auto.
Non sto scherzando, succede proprio questo!
E mentre siete intenti a riflettere da dove cazzo sia sbucata questa pazza, ecco che lei si è già catapultata all'interno dell'abitacolo, proprio accanto a voi, e vi urla nell'orecchio:
"SVELTOOOO!!! MUOVITIII, ACCENDI IL MOTORE E ANDIAMO!!!!".
Con gli occhi strabuzzati eseguite subito ciò che v'ha ordinato. Un testa-coda controllato quasi da fermo degno di Schumacker, e in appena due secondi e mezzo avete già raggiunto i cento chilometri all'ora, investiti da una pioggia di fuoco.

Tranquilli, non è il vostro futuro... bensì la trama di "Tutto in una notte", film del 1985 che per anni ha fornito il canovaccio a ripetuti miei sogni a occhi aperti. La storia è quella di un uomo ordinario (Jeff Goldblum), la cui vita triste e monocorde viene sconvolta da una specie di dark lady fuori di testa e soprattutto bonissima (una Michelle Pfeiffer ancora agli inizi), messasi nei pasticci dopo aver sottratto un prezioso diamante a un gruppo di contrabbandieri mediorientali.

In ossequio al furbo meccanismo di identificazione spettatore-protagonista ordito dai soggettisti di questo particolare genere di film (molto abusato negli anni Ottanta), per anni ho vagheggiato il sogno di ritrovarmi nei panni del personaggio di Goldblum, e passare attraverso un'avventura simile alla sua tra le strade di Andria.

Tuttavia il difetto principale della mia capacità immaginativa è che per dare accesso a certi sogni da sfigato ha sempre richiesto un seppur minimo barlume di plausibilità.
Ora, di strafiche della portata di Michelle Pfeiffer da queste parti ogni tanto si vedono, ma il problema è che con la mia Clio di terza mano classe 1990 in tutta probabilità nemmeno lo Schumacker degli anni d'oro riuscirebbe a seminare i tipici suv muniti di bastioni antisommossa che sono in forza ai contrabbandieri di sigarette e droga andriesi.

sabato 22 novembre 2008

Amnesie senili

Il weekend comincia nel modo peggiore. E’ metà mattina e torno dal gabinetto già per la terza volta.
Credo vi siano tutti gli elementi (a partire dal numero di scariche, per finire coi dolori acuti al basso ventre, e la consistenza dell’escreto) per poter parlare di un vero e proprio caso di diarrea.
Il mio primo pensiero corre alla cena di ieri sera.
Devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male.
Sì, ma cosa?
Per quanto mi sforzi di ricordare non mi viene in mente niente. Cioè, sono sicuro di aver mangiato, ma il problema è che non ricordo esattamente cosa ho mangiato.
Ho chiesto lumi a mia madre, la quale per tutta risposta mi ha domandato: “Che giorno è oggi?”.
Sono andato a reperire indizi nel secchio dell’immondizia, ma vedendolo vuoto, con mia grande sorpresa, ho potuto constatare che per una volta mio padre prima di uscire s’è ricordato di prendere la busta e buttarla nel cassonetto.
Menomale che la memoria qui dentro a volte funziona.
A parte qualche comprensibile defaillance, che mia madre prontamente mi rileva:
E quando vai al bagno ricordati di tirare lo sciacquone!!!…

martedì 18 novembre 2008

The Big One


"Le donne sono crudeli”, sentenziò lapidario il mio compagno di panchina Big John riguardo a una poco edificante vicenda occorsami qualche tempo fa.

Sia ben chiaro che non sono contrario a priori alle generalizzazioni. Com’è possibile formulare giudizi sulle singole persone, non vedo per quale motivo non lo si possa fare per le comunità di persone senza subire l’accusa automatica di razzismo o qualunquismo, purché – è ovvio – lo stesso giudizio poggi sul rispettabile principio democratico della maggioranza assoluta. Vale a dire: se un popolo elegge democraticamente un premier fascista e guerrafondaio, allora devo sentirmi libero di definire quel popolo “popolo di merda”, salvo ricredermi alle successive elezioni (ogni riferimento agli Stati Uniti d’America è puramente casuale).

Ora, come metterla con le donne?
Il luogo comune che le vuole più stupide dei maschi è letteralmente frantumato dalle risultanze dei rendimenti scolastici, mentre quello già citato sulla loro presunta crudeltà, sfuggendo a verifiche di carattere strettamente scientifico, è molto più duro da smentire.
Specie se la maggioranza assoluta delle donne fa di tutto per fartelo pensare.

Orbene, qualche settimana fa, cedendo a ripetuti consigli, e vincendo una riluttanza istintiva per i social network, mi sono iscritto a Badoo. A differenza di Facebook, rifugio di ottuagenari nostalgici come me, e Netlog, patria dei cosiddetti Bimbominchia, Badoo raccoglie baldanzosi esemplari tra i venti e i trenta (cioè la fascia di popolazione sessualmente più attiva).
A conferma della stupidità presunta che caratterizza la sua fauna, è apprestato un simpatico servizio che permette agli utenti di assegnare un voto da uno a dieci alle facce (o ai corpi) di altri utenti, la cui visibilità in seno al sito sarà determinata proprio dalla media dei voti ricevuti. In pratica i più fighi e le più fighe hanno più contatti degli altri, gli scrondi e i cessi restano al palo, come è giusto che sia.
Da buon neofita curioso ho preso la mia bella foto da rappresentanza, quella che per questioni di luce e prospettive o altre misteriose circostanze ti fa sembrare meglio del solito, e l’ho schiaffata fiducioso nell’album. Tempo dieci minuti e mi ritrovo un’esaltante media del cinque.
Che non sia un adone nel pieno del vigore giovanile lo sospetto da tempi non sospetti, ma talmente scrondo da non raggiungere la sufficienza nemmeno con la foto migliore, questo no, non lo pensavo affatto. E siccome chi si perde d’animo è perduto, ho preso subito un’altra foto e l’ho sostituita alla precedente, confidando nella possibilità che i canoni estetici odierni facciano storia a sé.
Dopo sette minuti la media scende a quattro e mezzo. A questo punto ho deciso di vederci chiaro, e sono andato ad analizzare una per una le schede dei miei votanti rilevando qualche sei, una manciata di sette, e soprattutto una caterva di UNO, provenienti soprattutto da ragazze (una discreta percentuale delle quali decisamente CESSO).
Ora io dico: ammesso che sia talmente brutto da fare spavento, da rivoltar le viscere per la ripugnanza, come si fa ad assegnare a un essere umano UNO? Ma quando mai nello scegliere un voto da uno a dieci, per qualsivoglia motivo e in qualsisia materia, si dà UNO?!? Dove è possibile rintracciare la radice di una tale severità di giudizio se non nella più gratuita cattiveria? Cosa ci guadagnerei io nel dare UNO alla Mazzamauro che si iscrive al social network?
Risposta: niente.
Ecco perché IO non lo farei MAI. Non scenderei mai al di sotto del cinque, perché se l’obiettivo è di mettere il soggetto al corrente della propria bruttezza, sicché possa prenderne opportuni provvedimenti, un cinque basta e avanza. Al di sotto del cinque si infierisce soltanto.

Ma dacché la mia fede nel criterio scientifico non ammette conclusioni aprioristiche a prescindere dallo stato di più acuto vittimismo, mi son messo a fare un giro tra gli altri utenti, determinando, attraverso rilevazioni attente e rigorose, un’impressionante divario tra ragazzi e ragazze: se tra i primi è rarissimo che si raggiunga la sufficienza, tra le seconde il sette o l’otto sono ordinaria amministrazione, perfino tra i cessi più immondi.
Tutto ciò impone DUE chiare e inequivocabili conclusioni: la prima è che le donne sono crudeli, per l’appunto, la seconda è gli uomini adorano la fica. A prescindere dal contorno.
E ditemi se questa non è pura bontà.

sabato 15 novembre 2008

Ebbene sì, mi tocca!...



Ringrazio la dolce Frufrupina per il prestigiosissimo riconoscimento, che tra l'altro adesso mi tocca sbolognare a qualche altro...

per adesso per non scontentare nessuno premio solo il mitico Denigrazione e Bassezza, che si ritrova già un palmarès degno del Real Madrid (hi hi hi...), poi si vedrà.

Ecco il regolamento del premio:

"Questo è un premio che riconosce i valori che ogni blogger dimostra ogni giorno nel suo impegno a trasmettere i valori culturali, etici, letterali e personali. In breve mostra la sua creatività in ogni cosa che fa.

1) Accettare e visualizzare l'immagine del premio e far rispettare le regole.

2) Linkare il blog che ti ha premiato.

3) Premiare altri 15 blog e avvisarli del premio.
"

mercoledì 12 novembre 2008

Ricomincia la vita

Santo Proctolyn!
Come antidepressivo non varrà un granché, ma come unguento sa il fatto suo. Oddio, vuole un po’ di giorni per reprimere il focolaio, ma alla fine la vittoria è sua. Anzi, mia.
Emorroidi sconfitte. Allarme rientrato. Posso finalmente sistemarmi su una sedia e godere del piacere della respirazione.
Il genere umano, ingabbiato com’è dalla frenesia della vita moderna, ha perso ahimè la capacità di gioire di questa umile e al contempo meravigliosa funzione del corpo, facendo sì che nel corso del suo plurimillenario sviluppo fosse relegata per sempre nel cantuccio delle funzioni cosiddette “involontarie” o “spontanee”, alla stregua delle contrazioni anali o della crescita pilifera.
Eppure la respirazione può essere guidata, e non v’è niente di più gratificante per un uomo:

inspirare…
espirare….
inspirare….
espirare…
Pausa….
Daccapo. Inspirare….
espirare…
inspirare…
espirare…

(ad libitum)

venerdì 7 novembre 2008

La resa dei conti

L’ho fatta.
Stamattina presto, appena alzato, ho fatto colazione con latte e fette biscottate, e ho realizzato che non avrei potuto procrastinare ulteriormente il martirio. Per tutti questi giorni avevo contenuto il più possibile lo stimolo escretorio, nella speranza che l’involuzione dell’ascesso anticipasse il momento dell’inevitabile evacuazione. Quel momento purtroppo è arrivato, ma l’ascesso non è sparito del tutto.
E’ impossibile dare la misura dell’acutezza del dolore per mezzo di parole. Certe esperienze bisogna viverle sulla propria pelle per comprenderne la portata. Credo sia sufficiente qui riportare la semplice espressione “dolori di morte” per darne una pallida idea.
Non l’auguro a nessuno.
Non l’auguro al mio peggior nemico. Non l’auguro alla prima sciagurata ragazza che mi diede uno sprezzante due di picche, segnando il mio destino per sempre. Non l’auguro al ragazzino che correndo insieme alla sua banda mi sfilò di mano il Lemonissimo appena comprato al bar Alba, quando avevo 7 anni. Non l’auguro alla professoressa di Matematica delle medie, che un bel giorno decise che sarei stato il suo insetto da martoriare, e nemmeno a quella di Disegno, che dopo tre giorni di lavoro estenuante mi accusò di essermi fatto fare le tavole da un altro. A quel ragazzo alto, scuro di carnagione e pieno di muscoli, che nell’estate della villeggiatura a Vasto non trovava altro di più divertente da fare che buttarmi sulla sabbia e farmela mangiare.
A nessuno lo auguro. A nessuno.

lunedì 3 novembre 2008

Testamento da blogger

L’estrema volubilità dell’essere umano non necessita di dimostrazioni, tanto è immanente nell’esperienza comune.
La donna più impudica e lasciva, dedita negli anni ai piaceri dissoluti della carne, rifuggirà di colpo le attenzioni dei corteggiatori come fossero insidie di serpenti velenosi, una volta scoperte le orgasmiche virtù della fede (o di un semplice attacco di vaginismo). Il più ingordo e sciagurato mangiatore di dolci, reso monco da complicazioni diabetiche, tremerà al solo pensiero di trovarsi di fronte a un cannolo siciliano. Il più rude habitué di Bangkok e dintorni preferirà di gran lunga il sole di Formentera ai sensuali massaggi tailandesi, dopo essersi beccato trent’anni di carcere per possesso illegale di un grammo di cocaina alla frontiera.
Così agli occhi del più impenitente frequentatore di panchine ai giardinetti, legato alla tazza del gabinetto da una forma cosciente di simbiosi transizionale, alle prime avvisaglie di uno stimolo, apparirà sinistro lo spettro di uno strumento di tortura medievale, se è in corso un ascesso anale.

Ebbene, è da stamattina presto che continuo a rimandare indietro il fagotto. In realtà sono giorni che lo faccio, ma sento i miei muscoli ormai allo stremo. So che non posso resistere a lungo.
Vi abbraccio tutti, prima dell’irreparabile.